L’Università del Selvatico

L'Università del SelvaticoUna prima in Europa per riconciliare ambiente ed economia sostenibile

All’interno di un movimento che, in modi diversi, tocca tutte le moderne democrazie, la Francia assiste ad un ritorno della natura selvaggia del quale per ora percepisce in maniera solo marginale la rilevanza : aumento delle popolazioni di ungulati selvaggi, ritorno spontaneo del lupo, insediamento a livello diffuso della lince, incremento delle foreste… La drastica diminuzione delle attività agricole ha infatti favorito l’estensione degli ecosistemi forestali e il ritorno degli erbivori e dei loro predatori, specialmente nei massicci montuosi.

Sebbene ci si debba rallegrare di questa rimonta, resta pur vero che la Francia possiede uno spazio naturale in grado di supportare molte più specie di animali selvaggi di quante non ne ospiti oggi : nel Paese la grande fauna selvatica rappresenta solo l’1% della biomassa, con circa 3 milioni di ungulati selvatici contro un numero di ungulati domestici che oscilla tra 30 e 35 milioni.

Risorsa dimenticata e bistrattata, la grande fauna è relegata ad un ruolo marginale, alla stregua di nani da giardino che fanno da decoro a un paesaggio più o meno naturale. La sua gestione è spesso dettata da logiche corporatistiche e manca perciò di una visione coerente e globale.

Eppure la grande fauna, tanto gli erbivori quanto i predatori, è in relazione sistemica con il proprio ambiente, uomo compreso. Partecipa a procedimenti complessi dei quali siamo in gran parte inconsapevoli. Svolge un ruolo determinante nella dinamica degli ecosistemi, nella loro capacità di adattamento e di evoluzione, nella resilienza dei servizi ecologici dei territori. Le interazioni tra la natura selvaggia (animale e vegetale) e le attività umane sono antiche quanto l’umanità stessa. Le loro forme possono essere molteplici, a seconda dei luoghi e dei periodi : talvolta coesistenza più o meno ragionata, più spesso rivalità o conflitti d’interessi.

Queste interazioni sono anzitutto il risultato della dipendenza diretta, eppure quasi sempre ignorata, delle società umane dai processi naturali complessi che le circondano. La vera sfida consiste, oggi, nel fare della fauna e della flora selvatiche una risorsa proficua, in grado di generare attività sociali e economiche nei territori in declino.

Per mettere in atto questa Rivoluzione, rimane indispensabile  una condizione: conoscere i procedimenti naturali nei quali l’Umanità è, di fatto, iscritta e condividere queste conoscenze con l’insieme degli attori chiamati a prendere le decisioni pubbliche per costruire finalmente una politica ambientale davvero efficace.

L'Università del Selvatico : formare alla coabitazioneLE COMPONENTI DEL MODELLO EDUCATIVO

Formazione scolastica

PER CHI ?
Gli alunni degli istituti scolastici della provincia
CHE COSA ?
Un programma scolastico di educazione eco-civica sviluppato in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione e seguito dagli alunni un giorno all’anno alla Riserva
PERCHÉ ?
Sensibilizzare alla biodiversità e fornire gli elementi di base, in forma divulgativa, dell’ingegneria biologica applicata

Formazione professionale

PER CHI ?
Tutti, in particolare gli abitanti del territorio
CHE COSA ?
Formazioni professionalizzanti
PERCHÉ ?
Permettere l’apprendimento di mestieri del settore ambientale, tra cui alcune professioni « green » innovatrici.

Formazione continua

PER CHI ?
Dipendenti delle amministrazioni pubbliche e delle aziende presenti sul territorio ; agricoltori, pastori, guardie forestali
CHE COSA ?
Formazioni specializzate
PERCHÉ ?
Apportare delle conoscenze in materia di ambiente che permettano la presa in considerazione di quest’ultimo nel contesto delle attività professionali e l’aiuto alla decisione nelle politiche pubbliche e strategie private ; accompagnare la trasformazione ecologica e sostenibile delle professoni tradizionali.

Formazione universitaria

PER CHI ?
Formazioni universitarie incentrate su tematiche ambientali per studenti della Provenza-Alpi-Costa Azzurra e delle regioni vicine
CHE COSA ?
Moduli universitari specifici finalizzati alla messa in pratica delle conoscenze acquisite.
PERCHÉ ?
Acquisire sul campo conoscenze pratiche riguardanti le specie, gli ecosistemi, la biodiversità e le interazioni con le società umane.

Unitamente a questi quattro moduli di formazione,

L’Università del Selvatico desidera diventare partner di organismi di ricerca ai quali potrà offrire condizioni privilegiate per creare programmi scientifici incentrati sulla conoscenza e sulla gestione del mondo selvatico. Si tratta inoltre di accogliere in loco laboratori e imprese innovanti del settore dell’ingegneria ecologica, che potranno qui inventare, testare e produrre gli strumenti tecnologici e metodologici di identificazione e di monitoraggio spazio-temporale della biodiversità nell’ambito delle interazioni tra mondo selvaggio e uomini. In fondo, l’Università del Selvatico ambisce a costituire un «  think-tank » che permetta di riunire diversi attori intorno ad una riflessione sulle problematiche dello sviluppo sostenibile, con obiettivo la costruzione di un modello di coabitazione con il selvatico.

Il Piano Nazionale Biodiversità :

La messa in opera del progetto Università del Selvatico (UdS) si iscrive nell’ambito del contratto di transizione ecologica “Biodiversità selvatica” dell’agglomerato territoriale della città di Grasse. I contratti di transizione ecologica fanno parte del Piano Nazionale Biodiversità presentato dall’on. Nicolas Hulot il 4 luglio 2018.

 

I contratti di transizione ecologica hanno come ambizione :

  • di accelerare i tempi dell’azione locale al fine di rendere concreti gli impegni presi dalla Francia a livello nazionale (Plan climat) e internazionale (COP21, One Planet Summit)
  • di rendere tutti gli attoridel territorio  partecipi di un progetto di transizione sostenibile : attori politici e economici, partner sociali, servizi decentralizzati, cittadini;
  • di accompagnare le mutazioni professionali, in particolare nei casi di riconversione industriale di un territorio. Ogni territorio farà riferimento al suo specifico contratto di transizione ecologica per sviluppare i propri assi strategici di transizione ecologica, secondo le proprie specificità : energie rinnovabili,efficacità energetica, mobilità, ruralità e agricoltura, economia circolare, edilizia e urbanistica, biodiversità...

 

Il contratto di transizione ecologica dell’agglomerato territoriale della città di Grasse è unico nel suo genere :

ambisce a valorizzare la biodiversità selvatica, fauna e flora.

In Conclusione,

Non è possibile concepire un’economia moderna e sostenibile senza una vera partnership con la natura vivente.

Nel 2005, il Millenium Ecosystem Assessment (MEA[1]) dipingeva un quadro allarmante dello sfruttamento degli ecosistemi terrestri.

L’innovazione consisteva particolarmente in due elementi :

  • la nozione di servizi ecologici ;
  • il chiaro spostamento delle tasse sul lavoro verso il capitale naturale e i consumi di natura.

I servizi ecologici sono vitali. È imperativo conservarne, se non addirittura accrescerne, la disponibilità, per noi stessi come per le generazioni future. Ma, ad oggi, nulla incita gli attori economici a diventare consapevoli del ruolo di questi servizi, né a provvedere ad essi, per via della loro gratuità.

Sono proprio questi servizi ecologici che la Riserva dei Monts d’Azur mette in evidenza. L’Università del Selvaggio contribuirà all’approfondimento della loro conoscenza e alla diffusione di nuove pratiche nelle politiche pubbliche.

Su uno stesso sito, nel cuore di uno dei territori più ricchi in termini di biodiversità, si troveranno riuniti :

  • un’attività ecoturistica basata sulla presenza della fauna europea, promossa e animata da una struttura privata,
  • un insegnamento e una ricerca applicata ai meccanismi del mondo vivente, sotto la guida degli appositi Ministeri,
  • una formazione continua a beneficio degli abitanti del territorio.

 

Progetto ideato e promosso da Alena e Patrice LONGOUR
con il sostegno di Loic Dombreval, deputato Alpes-Maritimes
e di Jérôme Viaud, Presidente della Capg.

 

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