La primavera stagione delle nascite

In marzo i cinghialini sono i primi a percorrere la Riserva

Le femmine di cinghiale partoriscono all’inizio del mese di marzo. La gestazione sarà durata 3 mesi, 3 settimane e 3 giorni, cioè circa 115 giorni.

Di solito ogni femmina dà alla luce due o tre cinghialini, più raramente quattro o cinque. Nel giro di una settimana, i piccoli sono in grado di seguire la madre nella ricerca del cibo, fino a uno-due anni di età.

Fin dai primi di marzo, queste famigliole si incontrano spesso intorno al settore frequentato dai nostri cavalli domestici, probabilmente perché cercano di impossessarsi dei cereali e del cibo in granuli che questi ultimi abbandonano nei prati.

In maggio i primi cerbiatti si celano nel sottobosco

Inizio aprile, le cerve cercano un luogo protetto dalla densa vegetazione che servirà come rifugio al futuro cerbiatto quando la madre dovrà allontanarsi.

Nella Riserva, le nascite iniziano verso la fine di aprile e terminano all’inizio del mese di giugno. Dopo 8 mesi gestazione, la cerva dà alla luce un cerbiatto. Più o meno nello stesso periodo, le femmine di capriolo si separano dai piccoli avuti l’anno precedente per cercare un luogo isolato nel quale partorire uno o due nuovi cuccioli.

Durante le prime settimane di vita, i cerbiatti passano la maggior parte del tempo nascosti dai predatori, nelle erbe alte o tra gli arbusti. Le madri li raggiungono di frequente per allattarli e pulirli.

In giugno i bisontini al galoppo

Nel mese di giugno, i giovani bisonti attraversano le praterie al galoppo. La mandria di bisonti resta unita persino durante il periodo delle nascite. Dopo nove mesi di gestazione, le femmine pronte a partorire si allontanano dal gruppo per raggiungere un luogo più in altitudine, protetto da una densa « foresta » di bossi.

Due o tre giorno dopo essersi isolate dal gruppo, le femmine partoriscono un solo piccolo, il cui peso varia dai 12 ai 15 chili. Dopodiché, si uniscono nuovamente alla mandria quando i bisontini sembrano pronti a raggiungere gli altri giovani, con i quali costituiscono una « nursery ».

L’ESTATE Una vita calma e facile

Fine giugno Le madri producono il latte

Gli erbivori approfittano dei favori dell’estate per ricostituire le loro riserve di grasso. Nelle ore calde, si rifugiano nella foresta, altrimenti preferiscono occupare le pianure dove il cibo è abbondante. I pascoli non sono né coltivati né falciati. I bisonti, i cavalli e i cervi si occupano loro stessi dello svolgimento di queste attività agricole e stimolano la biodiversità favorendo la creazione di praterie e di prati d’altitudine nei quali fioriscono più di 40 specie vegetali!

Questa spettacolare evoluzione della flora non si limita solo agli spazi aperti. La si osserva anche in zone più nascoste della foresta nelle quali i bisonti sono ormai abituati ad addentrarsi. Al posto di una foresta mediterranea di pini silvestri, appaiono delle zone boschive che ricordano quelle che si incontrano oltre i 1600 metri di altitudine nel vicino Mercantour.

In lugliogli erbivori selvaggi trasformano i paesaggi

I bisonti pascolano in tutti gli habitat. Dotati di grande forza, aprono delle radure nella foresta mentre i cavalli selvaggi e i cervi modellano i cespugli resi accessibili brucandoli. I cinghiali portano il lavoro a termine lavorando il sottobosco. In tal modo, accelerano l’aerazione del suolo e la germinazione dei semi delle piante fino a questo momento in quiescenza.

I nuovi sparzi appena aperti vengono subito colonizzati dagli animali più piccoli come il camoscio, il capriolo o la lepre. A partire dal mese di giugno, non è raro incontrare, durante le visite guidate, delle femmine di capriolo o delle cerve che cercano di attirare l’attenzione su di loro al fine di distogliere i visitatori dai loro piccoli, nascosti nella vegetazione. Le nostre guide hanno allora come consegna specifica di prestarsi al gioco e di « seguire » la madre fino a lasciarsi « seminare » da quest’ultima.

In agosto gli amori discreti del bisonte

Con il passare delle settimane, il forte caldo estivo si esaurisce. I primi temporali irrigano le praterie, che potranno così rinverdire. Le femmine di bisonte iniziano ad agitarsi: la stagione degli amori sta per arrivare. Dalla metà del mese di agosto, le femmine precoci e quelle che non allattano vanno in calore. Le raggiungono allora i maschi, che propongono i loro servizi con una delicatezza alla quale alcuni dovrebbero ispirarsi!

Il bisonte maschio si accorge subito che il comportamento delle femmine è cambiato. Deve allora valutare precisamente lo stato ormonale della sua «innamorata». A tal fine, è dotato di un organo infallibile, situato appena dietro il palato: l’organo di Jacobson. È per questo motivo che annusa regolarmente le zona genitale della femmina e, quasi fosse un enologo, aspira dalla bocca i feromoni emessi dalla femmina.

Se ritiene che sia giunto il momento della fecondazione, il maschio consacra tutto il proprio tempo alla femmina, accompagnandola ovunque, talvolta per diversi giorni. Fino a quando l’amata non cede alle sue avances.

L’AUTUNNO Gli amori del cervo

In settembre Il pre-bramito

A fine estate, i cervi escono dalla foresta. I più vigorosi, generelmente solitari, marcano gli alberi strofinandovisi violentemente. I giovani maschi, incuriositi dal comportamento dei più anziani, si raggruppano in branchi. Si divertono a simulare i certami degli adulti.

Nel frattempo, le cerve continuano a percorrere la Riserva fino ai primi gridi rochi dei maschi a inizio settembre. Potenziato dall’eco della montagna, il bramito del cervo suggestiona l’intera fauna. Caprioli, cavalli selvaggi e cinghiali si fanno prudentemente da parte. Solo i bisonti sembrano non lasciarsi perturbare da questa agitazione, che ispira perfino i più giovani. Non è raro, in questo periodo, osservare gli individui di due e tre anni nel tentativo di copiare i più grandi.

In ottobre La follia amorosa

I balletti amorosi proseguono fino alla fine del mese di ottobre, con le cerve che si spostano da un luogo di bramito all’altro, a seconda della voglia. Questa poliandria assicura la varietà genetica della loro discendenza. A volte capita che un maschio distratto o una femmina curiosa si avvicini un po’ troppo alle cerve oggetto di corteggiamento di un determinato maschio. Quest’ultimo reagisce immediatamente caricando l’intruso che, se toccato all’addome, rischia di morire in seguito alle ferite riportate. I combattimenti tra cervi sono spettacolari, ma raramente mortali. Gli avversari si sfidano innanzitutto con la voce, poi palchi contro palchi. Si spingono a turno fino a quando il più debole non cede. Non vale la pena di morire per una femmina, tanto più che le cerve non esitano a tradire i vincitori con i vinti!

L’INVERNO Il tempo della sopravvivenza

In novembre Gli erbivori raschiano la terra...

A partire dal mese di novembre, le temperature autunnali ancora piuttosto miti lasciano il posto alla freschezza alpina.  Se le giornate sono ancora piacevoli, di notte, invece, la colonnina di mercurio può scendere diversi gradi sotto lo zero. In dicembre si rilevano talvolta temperature notturne di -10°C, nonostante le belle giornate soleggiate che fanno pensare al vicino litorale.

L’erba e la vegetazione di cui si nutrono gli erbivori sono del tutto assenti dalle pianure. Da metà novembre, la fauna affamata si sposta nei sottoboschi dove è in grado di trovare il cibo non consumato durante la bella stagione.

Riesce a nutrirsi raschiando le ultime graminacee, anche secche, cercando i pochi isolotti di verde che ancora persistono oppure cogliendo i frutti della rosa canina e del biancospino. Prima della grande carestia dei mesi di gennaio e di febbraio, non si può certo fare gli schizzinosi!

In dicembre Evitare la privazione

Certi anni, il tappeto di neve è così spesso da rendere vane le ricerche di cibo al suolo. Gli animali devono accontentarsi delle risorse “aeree”: licheni, aghi di pino, le rimanenti foglie degli arbusti e, soprattutto, cortecce. Cibo poco nutriente che permette però almeno di ingannare la fame. Tranne per i cinghiali che non lo toccano, pagando un pesante tributo ai periodi di innevamento troppo lunghi. Nel 2009, sono morti fino ai tre quarti degli individui della regione!

Gennaio

Nel cuore dell’inverno, la ricerca dell’acqua diventa una priorità. Gli stagni e i ruscelli sono coperti da uno spesso strato di ghiaccio che gli animali devono rompere. Il cibo si è fatto rarissimo. In passato, prima che l’uomo recintasse tutto, gli animali migravano per trovare delle zone in cui rifugiarsi.

Oggi, quando gli inverni sono rigorosi, bisogna nutrire la fauna selvaggia se non la si vuole condannare in maniera definitiva. Si tratta di una pratica ricorrente nei Paesi dell’Est, alla quale ricorriamo anche alla Riserva quando l’innevamento supera i 50 centimetri…

L'alimentazione del bisonte

Durante l’inverno, il bisonte fatica a nutrire il suo corpo immenso che pesa diversi quintali. Quindi sta molto attento a non esaurire precocemente le riserve di grasso accumulate in estate. Per lui è una questione di vitale importanza! Riduce allora gli spostamenti e tutti i movimenti in generale. La mandria si raggruppa, le bestie si stringono le une alle altre per riscaldarsi. Così possono affrontare meglio le temperature estreme del mese di febbraio che talvolta precipitano al di sotto dei – 20°C.

L'alimentazione dei cervidi

I branchi di cervidi, al completo, maschi, femmine, e giovani tutti insieme, accompagnano spesso i gruppi di bisonti. Rompendo i rami, gli arbusti o il ghiaccio, i bisonti offrono ai cervi un accesso insperato alle risorse. Possiamo interpretare ciò come una cooperazione tra specie.

L'alimentazione del cavallo di Przewalski

Il cavallo di Przewalski sembra essere l’animale che meglio riesce ad adattarsi a queste condizioni difficili. Percorre instancabile la riserva sgranocchiando più o meno tutto ciò che trova alla sua portata. Le sue dimensioni relativamente piccole e le riserve di grasso disseminate in tutti i muscoli gli permettono di accontentarsi anche delle razioni di cibo più frugali. In marzo, avrà perso solo pochi chili. Contrariamente alle altre specie!

Quando l’inverno giunge al termine alla Riserva

Quando l’inverno giunge al termine, la maggior parte degli animali ha perso peso. Le riserve di grasso sono state consumate. Questo dimagrimento è indispensabile per far partire il periodo di riproduzione al momento giusto. Diversi inverni miti provocano spesso delle nascite tardive, in autunno. Cosa che si rivela drammatica per i giovani nati troppo in là, incapaci di resistere ai grandi freddi.

L’inverno è una stagione chiave per la perpetuazione degli adulti. Essa elimina gli animali troppo deboli o malati e talvolta gli adulti in perfetta salute.

Attenzione agli eccessi climatici. Un inverno troppo rigido può decimare le generazioni in età riproduttiva, un inverno troppo mite mette in pericolo la generazione futura. La vita è indubbiamente un equilibrio fragile!

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