Cavallo selvaggio & preistorico Equus ferus przewalskii

Questo cavallo selvaggio si caratterizza per la criniera corta e rigida che ogni anno subisce la muta. Il mantello è sempre di colore isabella, spesso con dei braccialetti più scuri intorno alle zampe. Una striatura scura sottolinea sistematicamente la colonna vertebrale. La pancia è bianca.

Questi piccoli cavalli preistorici del peso di circa 300 chili sono resistentissimi : originari delle steppe e delle zone semi-desertiche, si accontentano di una dieta frugale e sanno resistere alle temperature estreme.

Segno distintivo di questo cavallo selvaggio, battezzato familiarmente cavallo mongolo, sono i due cromosomi supplementari che possiede rispetto al cavallo domestico : 66 contro 64. Eppure ciò non gli impedisce di essere geneticamente molto simile a quest’ultimo.

Il cavallo di Przewalski e il cavallo di Mongolia domestico sono interfecondi, poiché producono puledri fertili. Specie diverse o stessa specie ? La polemica infiamma i dibattiti ed è probabilmente destinata a durare, anche se alcune ricerche molto recenti (Ludovic Orlando – CNRS Tolosa aprile 2018) sembrano indicare un’origine diversa da quella immaginata finora.

Il Regno del cavallo di Przewalski Una specie ignorata

In passato, il Cavallo di Przewalski regnava su tutta l’Europa e su gran parte dell’Asia. Gli uomini preistorici lasciarono 610 rappresentazioni di cavalli selvaggi nelle grotte di Francia, Italia e Spagna. I disegni più antichi risalgono a 30 000 anni fa, i più recenti a 9 000.

In epoca moderna questo cavallo si fa sempre più raro, tanto che il grande Linnèo non lo cita nella sua enciclopedia delle specie.

Eppure, fino alla fine del XVIII secolo, la presenza di branchi di cavalli selvaggi è ancora segnalata in una vasta zona tra la Germania e la Cina settentrionale. Ma, molto rapidamente, la specie si avvia verso un declino ineluttabile.

In Europa, l’ultimo cavallo preistorico viene probabilmente ucciso nel 1814 nella Germania orientale. In Asia, l’estinzione del cavallo di Mongolia è più lenta. Era ancora possibile vedere qualche branco di cavalli selvaggi in Mongolia e nello Xinjian nei primissimi anni del XX secolo.

Nel 1878, al posto di frontiera tra la Cina e la Russia, il Colonnello Nikolaï Mikhaïlovitch Przewalski, grande esploratore russo, ricevette un presente dalle autorità locali : un cranio e una pelle di cavallo. Li fece portare al Museo Geologico dell’Accademia delle Scienze di San Pietroburgo.

Dopo averli studiati, il conservatore ne concluse l’esistenza di un cavallo selvaggio che ricevette il nome scientifico di « Equus przewalski Poliakov 1881 ». È a partire da questo momento che gli occidentali scoprono il Cavallo di Przewalski.

Una scomparsa dal mondo selvaggioVittima del proprio successo

Poiché la notizia dell’esistenza del Cavallo di Przewalski si diffuse fin nell’Europa occidentale, numerosi zoo e parchi privati vollero acquisire esemplari di questa specie. Dal 1897, furono organizzate diverse campagne di cattura. La più fruttuosa, quella del 1901, porterà alla cattura di  52 puledri dopo che gli adulti, troppo veloci e troppo diffidenti, furono abbattuti. Solo 28 di questi puledri arrivarono vivi in Europa.

Queste campagne furono una catastrofe per la specie e fornirono soltanto 11 individui in grado di riprodursi. Essi sono all’origine dell’attuale popolazione di cavalli selvaggi, insieme a una femmina di poney di razza mongola che è stata aggiunta nel 1906 e ad una giumenta catturata allo stato brado nel 1947.  L’ultimo Cavallo di Przewalski selvaggio fu osservato nel 1968 nel deserto di Gobi, in Mongolia.

Per diversi decenni, i discendenti di questi 13 cavalli si annoiarono negli zoo e nei parchi, avendo perso del tutto la loro «cultura» selvaggia. Oggi il loro numero si aggira intorno ai 1500 individui. Una ventina di anni fa, sono nate tre associazioni aventi per obiettivo la reintroduzione di questo cavallo preistorico in Mongolia.

L’ONG International Takhi Group ha liberato 90 cavalli tra il 1992 e il 2004 dopo una rieducazione alla vita selvaggia. L’ONG Foundation for the preservation of nature and environment ha anch’essa liberato 84 individui in un’altra regione della Mongolia. Infine, l’associazione Takh creata dall’etologa svizzera Claudia Feh, che ha sede nelle Cévennes, ha trasferito 22 cavalli, sempre in Mongolia, nel 2004 e nel 2005.

Sette cavalli di Przewalski della nostra Riserva provengono dal branco di Takh. Oggi, circa 350 cavalli di Przewalski hanno così ritrovato una vita selvaggia e libera, senza contare quelli della Riserva biologica dei Monts d’Azur.

Informazioni tratte dall’IUCN : vedi

Un’integrazione difficileall’interno riserva

I cavalli di Przewalski della Riserva provengono dallo zoo di Praga (3 giumente), dallo zoo di Gramat e dalla tenuta del Villaret (Lozère) gestita dall’Associazione Takh. Al loro arrivo, nel novembre 2005, poi nel giugno 2006, i primi due gruppi di Cavalli di Przewalski sembravano come smarriti, incapaci di trovare il proprio posto in uno spazio vasto e per di più abitato da altri animali. Il loro rapporto con le altre specie, in particolare con il Bisonte europeo, era pessimo e sempre conflittuale.

Alimentazione un cavallo resistente

Sul piano dell’alimentazione, il Cavallo di Przewalski cerca il proprio cibo nelle praterie di graminacee e di leguminose della Riserva, molto più raramente nei sottoboschi. Gli alberi (pino silvestre) e gli arbusti vengono scelti solo in pochissime occasioni, persino nel periodo invernale, che questo cavallo preistorico è in grado di affrontare anche con razioni alimentari scarse. Durante il periodo della riproduzione, da aprile a giugno, gli stalloni perdono molto peso, accaparrati dal gruppo delle femmine con le quali tentano di rimanere a stretto contatto. Perché, contrariamente a quanto accade per i bisonti, i gruppi familiari vivono tutto l’anno sotto la guida di uno stallone. Le nascite avvengono 11 mesi dopo.

In via di estinzione SOLO SETTE SPECIE DI CAVALLI SELVAGGI NEL MONDO

Esistono solo sette specie di cavalli selvaggi nel mondo, tra cui il Cavallo di Przewalski : la zebra delle pianure (equus burchellii), la zebra di Grévy (equus grevyi), la zebra delle montagne (equus zebra) e l’asino selvaggio d’Africa (equus africanus) sono ancora presenti sul territorio africano, mentre l’asino selvaggio d’Asia (equus hemonius) e il Kiang (equus kiang) sono presenti nel Turkménistan in Mongolia.

Nascitela famiglia si allarga

Fino al 2008, la Riserva aveva registrato una sola nascita di questo cavallo, probabilmente per motivi di debolezza dello stallone dominante. Bisognava dunque introdurre nuovi maschi, cosa che abbiamo fatto nel giugno 2009 grazie all’aiuto prezioso dell’associazione Takh.

Sin dal loro arrivo, i sei nuovi Cavalli di Przewalski, tre maschi e tre femmine, si sono uniti al gruppo già esistente. Dopo un inizio un po’ difficile, si è formato un nuovo gruppo di dieci cavalli costituito da due stalloni appena arrivati e otto femmine della riserva.

Nel corso degli anni, la costituzione e il numero dei gruppi familiari variano, e ciò aumenta la variabilità genetica dei puledri.

Dal 2014, tre gruppi distinti si dividono il territorio. Il più nutrito, che abbiamo battezzato «grande harem», è composto da una quindicina di individui e occupa una posizione strategica vicino al laghetto più esteso. Il «piccolo harem» (tra 4 e 5 individui) rimane invece confinato in una prateria alberata più povera nella zona ovest della Riserva. Quanto al gruppo costituito dai maschi «celibi», esso gravita piuttosto nelle parti alte, tentando regolarmente delle incursioni nel territorio del «grande harem» e provocando inevitabilmente il corruccio dello stallone dominante.

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