Il capriolo Capreolus capreolus

Specie moderna per eccellenza, il capriolo è un piccolo cervide molto discreto. Le piccole dimensioni gli facilitano l’accesso a ogni tipo di territorio. Pur essendo originariamente un animale della foresta, da una ventina d’anni tende a occupare anche ambienti aperti nei quali l’uomo tollera la sua  presenza, fintanto che i «danni» sono limitati. Raramente raggiunge i 30 chili di peso e supera difficilmente i 6 o 7 anni di vita.

Alla riserva sono presenti pochi esemplari di questo animale, che predilige le zone di fitta vegetazione ricche di cespugli di rovi non frequentate dai cervi. Infatti il capriolo non apprezza affatto la presenza di questi ultimi e purtroppo rifiuta di condividere i pasti con loro.

Il capriolo maschio porta sulla testa dei palchi decidui di piccole dimensioni. Il suo pelame, fulvo d’estate, diventa grigio marrone in inverno a seguito della muta autunnale. Una macchia bianca, lo specchio anale, ne orna il didietro.

È spesso descritto, a torto, come un animale solitario : in realtà per la maggior parte dell’anno ama vivere in gruppo. Durante la stagione invernale i gruppi possono contare fino a 50 individui, soprattutto nelle pianure ricche di cereali.

Un anno nella vita di un capriolo dal periodo degli amori alle nascite

Il periodo degli amori si svolge nel cuore dell’estate. Il giovane capriolo maschio, il cui territorio comprende quello di numerose femmine, percorre attivamente il proprio feudo, che marca strofinandosi contro arbusti e alberelli.

Quando incrocia una femmina che si mostra disponibile, dà inizio insieme a lei a un balletto circolare che si conclude, di solito, con l’accoppiamento.

La gestazione avviene in due tempi, poiché l’embrione si impianta nell’utero solo 4 mesi dopo la fecondazione ! I cuccioli nascono nei mesi di maggio e giugno.

In autunno, i maschi formano dei gruppetti. Mutano il pelame in ottobre, quando il mantello passa dal colore fulvo dell’estate al bruno grigio, perdono i palchi in novembre e portano il velluto fino al mese di febbraio.

Durante l’inverno, si formano dei gruppi misti, più o meno importanti, spesso visibili nei campi di stoppie o lavorati.

Dal mese di febbraio, i maschi cominciano a marcare il territorio e lo fanno in modo sempre più intenso con l’avvicinarsi della stagione degli amori, ridiventando solitari fino all’estate. Le femmine partoriscono a fine aprile, inizio maggio ; generalmente danno alla luce due cuccioli, il cui peso può oscillare tra uno e due chili. I piccoli, che molto presto saranno in grado di effettuare degli spostamenti, restano nascosti nella vegetazione. La madre passa con loro poco tempo, raggiungendoli solo per allattarli. Li pulisce allora con cura e ne mangia addirittura le deiezioni. Tutte queste misure sono prese allo scopo di sfuggire ai predatori !

Verso la terza settimana, i piccoli seguiranno la madre e la lasceranno solo 10 o 11 mesi più tardi.

Il camoscio Rubicapra rubucapra

Il camoscio è un piccolo ungulato di montagna dell’altezza media di 80 cm e di un peso che varia dai 30 kg per le femmine ai 45 kg per i maschi. Nella Riserva, i branchi generalmente costituiti da 20 – 50 individui si possono osservare dal mese di novembre alla fine della primavera, principalmente sul versante sud della montagna di Bleine. Dal 2007, alcuni hanno colonizzato anche le parti sud situate sopra le gole del fiume Loup.

Entrambi i sessi presentano le corna, sottili e incurvate alle estremità. Il mantello, nero in inverno, diventa invece di colore fulvo in estate. Il capo e la gola sono di colore biancastro con una striscia nera su ogni lato della testa.

Il camoscio è un ruminante. Si nutre di vegetali erbacei ma anche, in inverno, di licheni, di cortecce o di arbusti legnosi come la ginestra o il bosso. Ama le zone boschive scoscese ma si spinge anche ai piedi dei versanti meridionali quando la neve ricopre le cime.

Stagione degli amori Certami visivi tra camosci maschi

Il periodo di riproduzione dei camosci va da fine ottobre all’inizio del mese di dicembre. I maschi raggiungono allora le femmine e si esibiscono in « certami » perlopiù solo visivi. Ogni avversario cerca infatti di impressionare l’altro assumendo una serie di posture minacciose !

Dopo aver scartato i rivali, uno dei maschi riunisce le femmine su un territorio delimitato che sorveglia da un punto situato più in alto. Quando una femmina gli sembra disponibile all’accoppiamento, le si avvicina sollevando la testa e scalpitando con le zampe anteriori. La partner sembra inizialmente paralizzata e si immobilizza. Spesso si tratta di una tecnica per scappare via all’ultimo istante !

Le nascite La vita dei cuccioli

Le femmine danno vita, in maggio o giugno, ad un solo piccolo, raramente due. I cuccioli, che pesano circa 2,5 kg, sono in grado, una settimana dopo la nascita, di seguire la madre, persino sui rilievi più ripidi. Vivranno con il branco almeno fino all’età di un anno. A quest’età, indossano un mantello rossastro.

Le corna, iniziate a crescere fin dalla nascita, formano presto l’incurvatura finale. L’asta si allungherà nel corso degli anni per arrivare, in età adulta, a una quindicina di centimetri.

Dal 2010, la popolazione insediatasi sul Col de Bleine è purtroppo notevolmente diminuita, probabilmente per via di un’attività di caccia troppo intensa. Questo ci ha costretti, nel 2014, a pianificare delle zone in cui questo bell’animale possa sentirsi tranquillo di tornare.

Il cinghiale Sus scrofa

Il cinghiale è un ungulato della famiglia dei suidi (come il maiale). Può misurare più di due metri dalla punta del grugno all’estremità della coda, arrivare ad un metro al garrese e pesare 350 kg !

Questo animale è di colore bruno nero, alcuni individui hanno dei riflessi rossi o grigiastri. I peli, chiamati setole, sono piuttosto spessi, neri con punte rosse. Essi misurano, in media, più di 10 cm in inverno.

Il cinghiale si caratterizza per il lungo muso che termina nel grugno e per i suoi canini inferiori, detti difese, che sono a crescita continua. Strumento indispensabile per la raschiatura, il grugno sembra essere più lungo nei cinghiali di montagna, probabilmente perché l’assenza di frutti obbliga questi individui a scavare il suolo per trovare il cibo.

Il cinghialecapo giardiniere

Questa pratica attira l’antipatia degli agricoltori nei confronti dei cinghiali ! Eppure, in natura, il cinghiale è una sorta di «capo giardiniere». Quando rivolta i terreni, li aera e li dissoda favorendo la germinazione di numerosi semi.

La dieta del cinghiale è particolarmente varia. Da vero onnivoro, si nutre tanto di radici, bulbi, frutti di diverso tipo ed erbe varie, che di larve di insetti, uova e talvolta cadaveri di animali.

Le nascite i cinghialini

Il cinghiale, ad eccezione dei maschi adulti, forma dei gruppi chiamati compagnie che sono composti da femmine e cinghialini dalla livrea striata, per i piccoli di poche settimane, o rossa per gli esemplari di più di sei mesi.

Gli accoppiamenti avvengono da novembre a gennaio, le nascite alla fine dell’inverno (febbraio-marzo) dopo una gestazione di circa 17 settimane. I piccoli nascono in una specie di «nido» che la madre ha preparato con cura con le stoppie raccolte nei dintorni.

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